
Associazione Rete del Nuovo Municipio
QUINTA ASSEMBLEA NAZIONALE
DEGLI ENTI LOCALI CHE SPERIMENTANO PRATICHE PARTECIPATIVE
Roma, 23-25 Novembre 2007
Documento conclusivo
A quattro anni
dalla sua fondazione l'Associazione Rete del Nuovo Municipio rileva come la
crescita culturale e politica dei Nuovi Municipi, secondo le indicazioni
originarie della Carta del Nuovo Municipio, e l'estensione delle pratiche
partecipative, si scontrino sempre più spesso con il consolidarsi di intrecci
lobbystici tra interessi economico/finanziari e rappresentanze politiche, anche
locali, di pari passo con la crisi della rappresentanza che ha colpito in
misura crescente le diverse parti della società.
Il bisogno d'un
nuovo protagonismo sociale e la possibilità di incidere realmente sulle scelte
del governo locale riferite ai diversi beni comuni (territorio, servizi
pubblici, ambiente e paesaggio, economia locale, ecc.) diventa oggi un urgente
terreno di lavoro, che se trascurato non può che rafforzare le emergenti richieste
- provenienti anche dalla base - di neocentralismo. A questa istanza
neocentralista non si può che rispondere rilanciando la pratica dei municipi
come istituzioni effettivamente partecipate dalle cittadine e dai cittadini.
Uno dei principali
ostacoli alla pratica effettiva dei municipi quali istituzioni partecipate è
oggi la ridotta autonomia finanziaria dei Comuni anche nell'utilizzo delle
risorse proprie, vincolate dai provvedimenti annuali dello Stato. Ciò rende i
Comuni di fatto ostaggi della dipendenza da ICI e oneri di urbanizzazione, basi
delle quote disponibili dei bilanci comunali, project financing, e strumenti
analoghi. Questo stato di cose, combinato con i tradizionali interessi della
rendita fondiaria e immobiliare e con i nuovi appetiti finanziari, ha finito
per necessità con l'alimentare un meccanismo perverso che produce
l'urbanizzazione e l'edificazione di nuove aree agricole, con conseguente
consumo di suolo, devastazione del paesaggio, perdita di identità sociali,
rischi ambientali, crescente insicurezza per la sempre maggiore estensione e
monofunzionalità delle aree urbanizzate.
Rispetto a queste
tendenze in atto, quella della RNM è invece una prospettiva di promuovere una
nuova fiscalità come condizione per l'empowerment delle comunità locali, verso
una nuova democrazia municipalista e di federalismo solidale, secondo logiche
relazionali e orizzontali, non gerarchiche o sovraordinate, vincolando quindi
l'autonomia finanziaria all'attivazione di politiche partecipative come forma
ordinaria di governo.
L'Associazione Rete
del Nuovo Municipio chiede pertanto al Governo e al Parlamento nazionale, alle
Giunte e ai Consigli regionali, di aprire una nuova fase nelle politiche
istituzionali e finanziarie verso gli enti locali e in particolare i municipi,
attraverso:
1.
il
sostegno anche finanziario a iniziative che favoriscano la diffusione di
pratiche partecipative negli enti territoriali locali;
2.
la
promozione di una effettiva compartecipazione dinamica dei Comuni al gettito
IRPEF, individuando un'area impositiva (patrimonio privato) di esclusiva
competenza degli enti locali, superando la logica delle addizionali e
prevedendo adeguati meccanismi di perequazione;
3.
l'attivazione
di linee di finanziamento per i servizi d'interesse collettivo (scuole, servizi
sociali ecc.) che consentano di evitare il ricorso dei Comuni all'urbanistica
contrattata per garantirne la fornitura;
4.
l'utilizzo
del gettito ICI esclusivamente per investimenti compensatori dell'attività
edilizia, anche a livello intercomunale;
5.
la priorità,
nell'utilizzo dei finanziamenti pubblici per l'edilizia e le opere di interesse
collettivo quali scuole ecc., al riuso del patrimonio edilizio esistente e
nelle aree già urbanizzate, arricchendo il mix funzionale degli insediamenti
esistenti anziché consumare nuovi suoli agricoli;
6.
lo
studio di più avanzate soluzioni normative e finanziarie nazionali e/o
regionali cui gli enti possano ricorrere per stralciare dai propri strumenti
urbanistici vigenti di cui sia emerso, con chiarezza e attraverso pratiche
partecipative, il danno alle risorse naturali, del paesaggio o di altri
interessi collettivi, fino alla previsione di un fondo compensativo (similmente
a quanto avviene per le calamità naturali) per la recessione da opere e/o
progetti già convenzionati o autorizzati.
Roma, 25 Novembre
2007.