Federalismo e partecipazione
Comunicato stampa della Rete del Nuovo Municipio, 18/10/2006
Dopo aver vivacchiato per anni prima come politica di nicchia, poi come decorativo "fiore all'occhiello" di amministrazioni comunali illuminate e "vicine" ai cittadini, la partecipazione si avvia ora a diventare - in Italia come in molti altri Paesi - forma ordinaria e permanente di buon governo del territorio; in questo, la via partecipativa alla democrazia si fa proposta politica complessiva, uscendo dagli ambiti municipali in cui è nata è cresciuta per additare nuove forme delle relazioni interlocali ed internazionali centrate sulla cittadinanza attiva, sull'interazione autenticamente federalista dei vari livelli di governo e sulla sovranità esercitata "dal basso".
Democrazia partecipativa dunque non come licenza temporanea rispetto ai tradizionali istituti democratici basati sulla delega, ma come "luogo comune" per ricostruire - in ambiti sempre più vasti di interazione, dalle Province alle Regioni agli Stati - un rapporto di collaborazione fra rappresentanti e rappresentati fondato sul recupero, da parte di questi ultimi, di spazi sempre più importanti di attività e decisione: questo il senso della proposta che Rete del Nuovo Municipio e Provincia di Milano intendono formulare nella IV Assemblea Nazionale degli Enti Locali che sperimentano Pratiche Partecipative, intitolata quest'anno "Federalismo e Partecipazione: dal Municipio all'Europa", che si terrà a Milano i prossimi 20 e 21 Ottobre.
All'ordine del giorno la proposta federalista, riletta in chiave municipale e solidale e trapiantata sul solido e rinnovato terreno democratico della partecipazione sociale: non il federalismo futilmente sciovinista della "devolution", ma quello che nasce dalla cooperazione orizzontale fra comunità locali partecipate e consapevoli. In un dialogo aperto, che arriva ai massimi sistemi solo come esito delle tantissime "piccole opere" già in atto nei territori del nostro e degli altri Paesi, uno sguardo d'insieme sull'"altro mondo possibile" come ad un'alternativa concreta e praticabile all'impoverimento del mondo globalizzato.
Prestigioso il lotto degli interlocutori, tra cui figurano il Ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero, il Vice-Ministro degli Esteri Patrizia Sentinelli con altri rappresentanti del nuovo Governo, Leire Pajin in rappresentanza del Governo spagnolo, Vincent Kamau Gichomo delegato del Sindaco di Nairobi, Vanessa Marx segretaria del Forum Mondiale delle Autorità Locali, Patrick Braouezec già Sindaco di Saint-Denis, la giornalista e saggista inglese Hilary Wainwright e i rappresentanti delle Amministrazioni di cinque Regioni, una decina di Province e oltre cento Comuni italiani, e a cui - a sottolineare la natura fortemente trasversale dei temi trattati - sono stati invitati anche il Sindaco di Milano Letizia Moratti ed il Governatore della Lombardia Roberto Formigoni.
Finanziaria -Segnali importanti, molto da fare e da migliorare-
Un intervento di Salvatore Amura
Ci voleva sicuramente un pò più di coraggio, ci sono importanti segnali di cambiamento ma si può e si deve fare di più.
Ho provato dopo una prima lettura un misto di soddisfazione per alcune scelte, diverse sicuramente dalla "dittatura della proprietà privata e personale" del governo Berlusconi ma troncate da una sensazione strana. Provo a spiegare il perchè.
Innanzitutto nei confronti dei redditi - e soprattutto per quelli che più in questi anni hanno sofferto, e molto - la canea generata da un debole riequilibrio non ha certo cambiato lo stato di cose, ma serve, apre una discussione.
Nelle politiche di redistribuzione ancora sono da verificare la portata delle iniziative e dei progetti a favore di quanti necessitano di sostegno sociale. Infine da rilevare la difficoltà dei lavoratori con contratti atipici, un esercito non più silenzioso nel mercato del lavoro, sicuramente il più ricattabile insieme ai cittadini migranti, qui c'è da fare moltissimo e molto in fretta, c'è bisogno di scelte che ancora non ci sono.
Ci preoccupa inoltre un certo taglio dato all'idea di sviluppo, evidente soprattutto per le iniziative per il Sud Italia, grandi opere e nuove cementificazioni hanno portato dal precedente governo un pegno di squilibri finanziari, opere incompiute se non addirittura senza copertura, senza contare le tantissime vertenze locali aperte, che hanno realizzato solo significative bocciature, tra le più eclatanti il Ponte sullo Stretto e il tunnel della Val Susa.
Qui dobbiamo fortemente riproporre fortemente i temi espressi nella Carta del Nuovo Municipio, ancora attuali: alimentare economie locali che mettano in valore i beni territoriali e ambientali comuni, che tendano a chiudere i cicli della riproduzione dell'ambiente e della società locale, che sviluppino tecnologie e filiere produttive appropriate al luogo e alle sue risorse, può generare sicurezza comunitaria senza città blindate, competizione sulla qualità dei prodotti senza guerra, relazioni improntate allo scambio solidale, sviluppo economico autocentrato e valorizzazione del patrimonio teritoriale; da questo si può ripartire. Ripartiamo da questo.
Come per alcune iniziative che hanno come riferimento il tema dei beni comuni, ci preoccupa lo scenario disegnato da alcune scelte soprattutto in materia di gestione idrica e politiche energetiche, senza un reale confronto sui sistemi alternativi di produzione e senza riportare la discussione sulla centralità pubblica nella proprietà e nei processi di governance. Qui ci vuole discontinuità, scelte radicali di cambiamento, è impensabile continuare in questa silenziosa ma potente privatizzazione a livello locale di servizi e proprietà.
Mettere in campo delle iniziative auto-promosse dagli abitanti, con il mondo associativo, il terzo settore, le imprese sociali, i nuovi agricoltori che valorizzano l'ambiente e la qualità dell'alimentazione, per la produzione e la gestione di beni e servizi di pubblica utilità (salvaguardia idrogeologica, della qualità ambientale e del paesaggio, manutenzione e riqualificazione urbana, servizi sociali e assistenziali, attività sociali ecc.), attivando a questo scopo finanziamenti pubblici e privati. Tale collaborazione si muove in una logica di non sostituibilità, di integrazione ed implementazione dei beni e dei servizi pubblici fondamentali; anche da questo ci piacerebbe che riniziasse una discussione su cosa si puo ancora fare e come sistemare quello che proprio non va, che non convince.
Come ha scritto Mario Pianta (articolo pubblicato dal Manifesto il 29 settembre 2006), "fioche luci e larghe zone d'ombra", o come ripreso dalla dichiarazione di "Sbilanciamoci!" "ancora l'insufficiente discontinuità con il passato": queste sono valutazioni che condividiamo sperando in alcuni ripensamenti e valutazioni differenti.
Pensare agli enti locali come "attori mondiali di un municipalismo federato e solidale", protagonisti della globalizzazione dal basso di modelli di sviluppo alternativi, attivando reti sociali, non gerarchiche e non competitive che divengono soggetti promotori di una diplomazia dal basso attiva per costruire politiche di pace e di integrazione: questa sembra la strada, e non scaricare su di loro assurde scelte che mettono in seria crisi il presidio democratico più vicino ai cittadini. Mi piacerebbe che il Governo di Romano Prodi e il Parlamento nella sua discussione ripartisse anche ascoltando queste diverse opinioni.
Anche per discutere di questo ci ritroveremo il prossimo 20 e 21 Ottobre a Milano.
Salvatore Amura
Coordinatore Nazionale ARNM